Glossario Grafico

Arte Figurativa

Arte
Dal latino Ars, Artis: modo di eseguire destramente un lavoro osservando delle regole dedotte dalla tradizione e convalidate dall’esperienza. Attività umana volta a creare per l’impulso di un’ispirazione geniale opere di particolare bellezza, rivelatrici di valori nuovi.

Arti Figurative

Sono pittura, scultura, architettura o Arti Maggiori.

Arti Decorative
Oreficeria, ceramica, ebanisteria, mosaico, lavorazione del ferro, avorio, vetro,ecc.

Figurativo
Der. da Figura. Termine che designa, nell’arte moderna, l’elemento rappresentativo della realtà naturale, rispetto all’astratto. (Figuratif, figuratives, gegestanlich)
(Dizionario dei termini artistici, 1969, pg 19 e 80)

Arte
Il saper rettamente fare (!).
(Dizionario del design, 1993, pg.32)

Arte
1- Attività umana volta a creare opere di valore estetico (poesia, musica, canto, danza, pittura, scultura, architettura) 2- Ogni attività umana che si compie con l’ingegno e secondo regole dettate dall’esperienza e dallo studio. 3- Nel Medioevo: corporazione professionale. 4- Artificio, astuzia, mezzo ingegnoso per raggiungere uno scopo.

Arte Figurativa
Serie Fenomenica dell’Arte Figurativa
Arte è prodotto di volontà umana che crea un oggetto nel senso di qualcosa che si offre alla percezione dei sensi (Platone). Tutto può essere artistico, ma:
l’intento non garantisce il risultato, il giudizio estetico.
L’arte è stata intesa come un operare secondo norme certe mentre oggi è il contrario.
Tecne è capacità di realizzare qualcosa oppure norme riguardanti un’attività.
Ars è praeciptio quae dat certam viam, rationemque faciendi aliquid. Kunst coniosco/bonnen=potere/sapere Bildende Kunst (Lessing) è la prima diversità delle arti visive figurative plastiche = Arte Visiva (Visual Art) ove si insiste sul valore non sul dato visivo.
Problema della Rappresentazione
La classificazione può avvenire per materiali, per procedimenti, per oggetti.
Ars duplex, una in scentia, alia in actu (Mario Vittorino, De Inventione). Arti maggiori: architettura, scultura, pittura; esperienza estetica liberale/del disegno (Vasari).
Arti minori: industria, artigianato; produzioni, oggetti materiali, meccaniche/mestieri.
L’arte come rappresentazione della realtà non visibile ha il compito di richiamo, di rinvio/invito/persuasione come le insegne, gli emblemi per l’informazione, fino alle figure declamatorie e persuasive (Propaganda) per impressionare e persuadere per lo più una produzione effimera e di scarsa ambizione stilistica che ricerca forme semplici, fortemente impresse, a colori vivaci per richiamare una viva emozione visiva e immediata quasi inconsapevole registrazione mnemonica.
(Enciclopedia universale dell’arte, 1967, vol. I, pg 751)

Arte e Pubblicità
Entrambe funzionano in presenza di tre elementi: - opera (in posizione sostantiva per l’arte, mediale per la pubblicità) - autore (preponderante nell’arte) - fruitore (con ruolo attivo nella pubblicità) (Catalogo mostra, Art E PublicitÈ1 890-1990 del Centre Pompidou, Parigi).
Prima delle Avanguardie
La storia delle pubblicità moderna risale alla grafica cinquecentesca dei marchi e alla cultura mercantile trecentesca, con una sostituzione simbolica operata dagli artisti negli schemi iconografici tradizionali in cui compaiono le merci di lusso.
Ma il vero incontro è a cavallo tra ‘700 e ‘800 con la rivoluzione industriale, la moltiplicazione delle merci e la stampa di massa. Ciò avviene nell’ambito della poetica del pittoresco/sublime che privilegia il sentire del fruitore prendendo il posto del bello.
L’opera intesa come rappresentazione dei valori metafisici diventa messa in scena di modelli etici di Sensibilità/Comportamento.
Il modello pió significativo è la Morte di Morot di David che strutturalmente è già manifesto, e grazie anche all’abbinamento tra immagine e testo ha anche la fragranza del momento. Si avvia lo svuotamento della dimensione del tempo e dello spazio naturale (dell’esperienza) anticipando l’immaginario e l’iconologia della rÈclame: tempo e spazio virtuali.
Le Expo Universali sono i primi parchi a tema della storia della spettacolarità e della comunicazione contemporanee che trasformano i beni culturali (arte, tecnica..) in merce di consumo con uno slittamento semantico verso la campagna pubblicitaria. E’ il fruitore che è chiamato ad essere protagonista. La struttura è quella dell’invito a entrare e provare.
Le Avanguardie
Tra il 1910-30 c’è il massimo incontro tra i due ambiti, artisti che ne anticipano il modo moderno (dadaisti, surrealisti) o la forma estetica come arte dell’avvenire (futuristi).
Il Futurismo dilata l’arte fino a comprendere la comunicazione pubblicitaria (C. Salaris, Il futurismo e la pubblicità, 1986). Il Cubismo ne accoglie gli oggetti quotidiani, armonizzando tecniche tradizionali e materiali di prelievo (collage).
I futuristi colgono per primi nello spettacolo della città ciò che Hegel chiama l’esteriorità accidentale della vita per lo sviluppo dei linguaggi dell’arte.
Nel 1931 Depero afferma che l’arte per l’avvenire sarà potentemente pubblicitaria. Farfa aggiunge: “… il cartellone lanciatore futurista ghermisce il bruno sguardo distratto,… le grandi cornici quadrangolari, fisse sulle mura delle tumultuarie arterie metropolitane sembrano finestre spalancate su un mondo sorprendente di marmitte e di scarpe, di conserve e di macchine…” (Farfa,La città futurista ,1929; Palazzeschi Passeggiata, 1917). Zang Tumb Tuum di Marinetti (1914) è il primo esempio di poesia visiva e di sperimentazione grafica moderna (come Carrà con Manifesto interventista 1914).
Depero: “L’arte della pubblicità … arte fascinatrice che audacemente si piazzò sui muri, sulle facciate dei palazzi, nei treni, sui pavimenti delle strade, dappertutto; si tentò persino di proiettarla sulle nubi…”.
Il Costruttivismo russo vede nella funzione comunicativa e pubblicitaria dell’arte il superamento del rappresentare.
Il monumento alla terza internazionale di Tatun (1919) funziona come emittente di notizie e segnali. L’arte industriale doveva essere la nuova arte popolare. El Lissitsky e Rodcenko elaborano (come già Kandinskij e Malevic) una ricerca metodica sulla struttura funzionale dell’immagine importante per il metodo del Bauhaus.
I due movimenti si attestano su posizioni spettacolari-fantasmagoriche (futurismo) e informativo-didattiche (costruttivismo) che contengono le linee di due filoni pubblicitari: quello spettacolare di Sequela e quello informativo di Reeves.
Il tutto confluisce nel Bauhaus negli anni ‘30 in un linguaggio particolarmente sintetico.
In Italia ciò si diffonde grazie a:
- Casabella di Persico dal 1931
- Campo Grafico dal 1933.
I Futuristi identificano pubblico e comunicazione, i Dadaisti rifiutano il pubblico, negano il mercato e puntano tutto sul messaggio: è l’anti-comunicazione fino al rilancio Surrelista e alla soggettivizzazione del desiderio di Duchamp e alla collettivizzazione dell’inconscio di Dalè. Breton nel secondo manifesto surrealista (1930) afferma che l’attività surrealista spera di determinare un punto in cui ..l’alto e il basso… cesseranno di essere percepiti come contraddittori.
Su di esso, mette radici il dispositivo pubblicitario riprendendo le tecniche linguistiche del montaggio incongruo e spiazzante (Magritte) distruttivo del tempo-spazio naturali in funzione di quelle mentali (Ray e Tzara, Quando gli oggetti sognano, 1934).
La smaterializzazione dell’oggetto va collegata con la comunicazione radiofonica per flusso al buio che si pone paradossalmente come sviluppo dell’immagine (Abruzzese, Il corpo elettronico, 1988). Immagini oniriche frutto del montaggio nella comunicazione di flusso nascono nella sensibilità dada-surrealista.
Dopo le Avanguardie
Attualmente l’arte colta non può prescindere dall’estetizzazione dei media e della cultura di massa diffuse capillarmente nella società, in funzione dei consumi e del piacere corporeo della fruizione. Cosè l’arte contemporanea ha un’esplicita finalità comunicativa rispetto a quella contemplativa tradizionale.
(Abruzzese, Metafore della pubblicità, 1988).
Warhol della pubblicità ha adottato l’intero dispositivo come i Metropolisti italiani o Nam June Paik artista coreano multimediale, padre della Video Art.
Warhol assume il punto di vista dello spettatore acquirente, gli oggetti sono come su uno scaffale di un supermercato; è la neo-realtà dei media, delle cose trasformate in comunicazione e in immagine pubblicitaria.
Eliminando la potenza creativa del gesto si giunge alla non referenzialità rispetto al reale (già nelle avanguardie) e rispetto alla propria espressività eliminando la radice espressionista. Come le installazioni di Leccia oggetti trovati senza affezione, accostati con rigore formale, senza manipolazione, che esistono per effetto del telecomando. Toscani rende visibile ciò che è censurato dalla cronaca producendo attraverso lo scandalo attenzione/conoscenza.
Ri-Creativi
(a cura di Colombo, Personaggi non occulti, 1989) Il problema è quello del ruolo del creativo, come artista.
(Dizionario della pubblicità, 1994, pg 27; def. di F. Speroni)

Avanguardie Storiche e Pubblicità
Nel ‘900 si sviluppa il concetto di Arte Totale che non escluda alcuna forma di espressione, dalle arti maggiori alle applicate (Morris, Ruskin) (cosè come i manifesti di Toulouse-Lautrec).
La democratizzazione della cultura è alla base delle avanguardie che cercano di porsi come arte di massa.
La rÈclame entra nella pittura/poesia come citazione e gli artisti vi immettono le loro sperimentazioni.
Già negli anni ‘10 Futuristi/Cubisti si interessano al messaggio pubblicitario (Apollinaire nella poesia Zone 1912; Boccioni o Picasso, Braque e Gris nei loro collage brandelli di marchi commerciali). L’opera di Leger con colori puri e tinte piatte influenza la cartellonistica anni ‘20 francese, Cassandre, Colin, ecc. criticati da Le Corbusier e Ozentant come falsificatori del cubismo.
Magritte apre una sua agenzia pubblicitaria, la Dongo.
Futurismo
Gli italiani celebrano per primi il fascino della pubblicità come espressione della cultura industriale usando già negli anni ‘10 le marche come citazione. Come Sant’Elia che nella città nuova (1914) predispone uno spazio per la pubblicità luminosa. Essi si servono della comunicazione pubblicitaria per divulgare le loro ricerche. (Il manifesto è pubblicato sulla prima pagina de Le Figaro del 20/2/1909). Marinetti esce dal circuito culturale usando manifesti, volantini, slogan secondo una strategia pubblicitaria.
Anche la rivoluzione grafica delle parole in libertà crea un rinnovamento dello spazio grafico (intuito da Mallarmè) e della composizione formale della pagina stampata e del manifesto. (Depero, Il futurismo e l’arte pubblicitaria, 1930).
L’Esperienza Russa
Si ha la fusione tra Futuristi/Suprematisti/Costruttivisti orientati su arte quotidiana e di propaganda.
Scrive Majakovskij: “Le strade sono i nostri pennelli, le piazze sono le nostre tavolozze”. Luoghi comuni e banalità servono per fini pratici. Con la Nuova Politica Economica (1921) viene permesso il commercio libero e quindi si instaura una certa concorrenza.
Majakovskij e Rodcenko realizzano pubblicità per i magazzini di stato, in stile costruttivista, e cosè la Popova, El Lissitskij e la Stefanova psyco costruttori agiscono sui sentimenti delle masse.
Le forme sono dinamiche, semplificate, sintetiche con tecniche svariate (tipografia, foto, disegno) anche nell’architettura come nel padiglione di Melnikov per l’Expo di Parigi del 1925 o quelli per l’esposizione del cinema e foto all’Expo di Stuttgard (1929) di El Lissitskij.
Dadaismo Francese e Grafica Tedesca
Lo slogan di Tzara Dada non significa niente allude parodiandolo al tono di una rÈclame. Duchamp mima le didascalie pubblicitarie con i suoi giochi di parole. Schwitters usa residui pubblicitari nei suoi collages evocando ossessiva proliferazione e obsolescenza delle merci.
Schwitters pubblica la rivista Merz (Hannover, 1923-32) (Kommerz und privatbank).
Mondrian e Van Doesburg pubblicano De Stijl (Leiden, 1917.32) e Mecano (Leiden, 1922-23) che si occupano della grafica applicata alla réclame (numero 11 del 1924 in cui Schwitters parla di tipografia e pubblicità per la Pelikan).
Nel 1924 Schwitters crea l’agenzia Merz Werbezentrale e l’associazione pubblicitaria internazionale Ring never werbestalter per la codificazione di una nuova forma della rÈclame.
Negli anni ‘20 si dibatte sulla tipografia influenzata da futurismo, dadaismo e costruttivismo.
Moholy-Nagy parla di una nuova tipografia nel corso del Bauhaus del 1923, termine ripreso da Tschichold nel libro Die neue typographie (1928) coniando il termine di tipografia elementare (in Typographie Mitteilungen, n¯ 10 del 1925).
El Lissitskij si occupa della topografia della tipografia (Merz, n.11 del 1924). Di grafica elementare si occupa G (rivista gestaltung di Berlin, 1923-26) del dadaista Richter.
Bauhaus
E’ l’incontro tra creatività/tecnica/arte/artigianato. Moholy-Nagy l’allontana dalle iniziali posizioni espressiviste (dal 1923) orientandola verso neoplasticismo e costruttivismo.
1925: a Dessau si apre l’atelier di tipografia-pubblicità di Bayer.
(Dizionario della pubblicità 1994 pg. 44; def. di C. Salaris)

Arte
“Attività umana regolata da accorgimenti tecnici e fondata sullo studio e sull’esperienza” (1294, B. Latini).
“Attività da cui nascono prodotti culturali che sono oggetto di giudizi di valore, reazioni di gusto e simili” (1304-1308 Dante).
“Dal Medioevo alla rivoluzione francese, organizzazione di artigiani, mercanti, lavoratori in genere per tutelare i propri interessi” (1310-12 D. Compagni). Der.: Artefatto, “fatto con arte” (1708 A. F. Bertini, secondo Berg. Voci, sarebbe attestato in E. Tesauro, il cannocchiale aristotelico, 1654), “alterato, modificato” (1750 A. Chocchi);
Artigiano, “chi esercita un’attività produttiva senza lavorazioni in serie, con strumenti di sua proprietà e utilizzando manodopera poco numerosa” (artesano 1442-1500, canc. visc., artigiano av. 1484 Piovano Arlotto);
Artista, “artigiano” (1321, Dante, ma già attestato nel latino medievale di Salimbene 1281-88), “chi esercita una delle arti liberali” (1321 Dante). Dal latino arte(m) (di origine indeuropea) coi derivati artefice(m) (composto con un derivato di facire fare), artificiale(m), artifiqui(m) voci dotte, artificioso(m).
Artefatto è composto con il latino arte e fatto.
(Dizionario etimologico della lingua italiana, 1979)

Arti Grafiche
Tutte le attività affini alla stampa: composizione del testo, illustrazione, riproduzione, stampa, ecc.
(da Dizionario del grafico,1993)

Arti Grafiche
Settore della produzione artistica/visiva che usa la tecnica del disegno. Legato alla produzione in serie dal ‘400 usa l’incisione fino alle attuali specializzazioni: libro, manifesto, pubblicità.
Con caratteristiche di alto valore commerciale usa gli studi di psicanalisi e teoria dell’informazione.
(Dizionario del design, 1993, pg. 33)

Arti Grafiche
Denominazione comprendente tutte le attività che hanno affinità con l’arte della stampa: dalla preparazione di una matrice (composizione, lastra, cilindro, telaio) alla sua riproduzione in pió esemplari, sia manualmente che meccanicamente.
Si comprendono pertanto sotto questo nome tutti i sistemi di stampa e i procedimenti di riproduzione e confezione.

(Enciclopedia universale Rizzoli Larousse, 1966, pg. 702)